Cosa può significare un taglio di capelli?

Miracolo vuole che sia riuscita a scrivere due articoli nell’arco di un mese, seppur questo sia un post dai gusti singolari. Tante sono le cose di cui vorrei parlare-

Ma prima che apra bocca The great Premessa:


Non ho potuto caricare direttamente il video sul blog, bensì su Youtube: il problema è che la mia rete ha una capacità molto limitata di upload, tanto da farmi aspettare oltre 250 minuti per un filmato in risoluzione altalenante di neppure un quarto d’ora.
Che si parla a fare di banda larga e fibra ottica se in Italia le strade sono più ricoperte da buchi neri che altro? Se la trasparenza e la consultazione di documenti istituzionali e governativi è molto più bassa rispetto alla media europea, oltre a essere di comprensione non istantanea?

Voliamo alla maniera di Pìndaro, altrimenti questo post cambierà totalmente  natura.


Okay, okay, il topic principale: ci sono persone legate alla propria chioma tanto quanto Linus alla sua coperta, come la sottoscritta, ma arrivano a un certo punto della vita in cui le spalle pesano. Sì, un peso trascinato ogni giorno sulla schiena che non accenna a diminuire.
Le preoccupazioni, le responsabilità, le delusioni, i timori e tutte le ferite della vita lasciano sempre qualche traccia sul nostro aspetto: pelle opaca, sguardo spento e rivolto all’ingiù, sorriso smorzato, gambe deboli… Si diventa il ritratto del dolore e gli specchi non hanno alcuna pietà a palesarlo.

In futuro saprò sviluppare meglio questi pensieri, ci ripongo molta fiducia.

Zac! Ecco il primo passo, un taglio netto! Basta così poco, una frangetta, per cambiare così tanto: una piccola attenzione verso di sé tira l’altra. Perciò, vien da pensare a quante volte non ci siamo voluti bene.
Non è questione di quante volte andiamo dall’estetista o facciamo shopping in un centro commerciale, semmai quante volte dedichiamo a noi stesse parte di quell’affetto che vorremo fosse dato da altri.

La chiave per amare è sentirsi amati; la chiave per sentirsi amati è amarsi.

La frangetta è solo un esempio di una coccola: io mi sento bene quando faccio lunghe passeggiate per Napoli da sola, con le cuffie alle orecchie, intenta a scoprire qualche piccolo angolo di beltà macchiata solo per metà dalla sporcizia e dall’indifferenza dei passanti. Oppure quando leggo articoli interessanti in inglese e mi esercito nella pronuncia di parole inusuali (awkward in primis, di nome e di fatto) in casa o nell’università, nello stesso modo in cui studiavo a Londra l’estate scorsa.

Il succo del discorso è cambiare: non sempre possiamo permetterci di stravolgere la nostra vita in meglio in una data circostanza, ma non per questo dobbiamo lasciarci affliggere dalle difficoltà. Variare leggermente il punto di vista può essere rivoluzionario! Non sto dicendo di unirsi col nemico se non lo si può sconfiggere, a differenza di certa gente, ma magari è più facile osservare uno spiraglio di colore nel buio più completo. Tuffiamoci allora nel colore, sù, e facciamo beffa di chi ci vuole male!

Allora coltiviamo la nostra identità: nel mio caso, volevo fare un “change of look” e ho trovato un ottimo compromesso nella mia acconciatura attuale.

Quali saranno i vostri prossimi passi?

… … … ah! Il link del Banner Newspaper, lo stavo per dimenticare. E’ tutto vostro, tadà.

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