TOMORROWLAND (2015): il modo migliore per predire il futuro è inventarlo.

La citazione di Alan Kay calza alla perfezione per descrivere l’ultima pellicola firmata Brad Bird. Il regista premio Oscar per i film d’animazione “Gli Incredibili” e “Ratatouille” non ha abbandonato i suoi leit motif più cari in questo lungometraggio con attori in carne e ossa, catapultati in una dimensione più simile a un cartone animato che a una città iper-tecnologica come Shanghai o Los Angeles.

Esposizione Universale di New York, 1964: un bambino pieno di ingegno di nome Frank Walker presenta il jet-pack costruito interamente da lui a uno dei responsabili dell’Ufficio Invenzioni della fiera. Il piccolo attira l’attenzione non dell’adulto, bensì quella di una ragazzina, Athena.

Athena è uno spoiler fatto persona. Ops, volevo dire grande quanto l'universo. Ops, è meglio che resti zitta.
Athena è uno spoiler fatto persona. Ops, volevo dire grande quanto l’universo. Ops, è meglio che resti zitta.

La dea della saggezza in miniatura ha un compito molto importante che non si esaurisce nel decennio della corsa allo spazio e di Woodstock; a 20 anni di distanza lei stravolgerà anche la vita di Casey Newton, un’adolescente che sabota i lavori di demolizione della rampa di lancio NASA in Cape Carnival per salvaguardare il posto di lavoro del padre.

I tre non possono esser più differenti: Frank è un George Clooney disilluso e sprezzante, che non riesce mai a zittire l’intraprendenza e l’ottimismo eccessivo della ragazzina. Athena? A lei non contano le definizioni, semmai “quel che si deve fare si faccia”, purché in nome di un obiettivo chiamato “Tomorrowland”.

Il “mondo di domani” riflette la Repubblica di Platone e l’EPCOT di Walt Disney, concretizzando la risposta a “cosa succederebbe se le menti più brillanti della Terra si ritrovassero di fronte a una scrivania senza alcuna imposizione?”. Le scenografie di Scott Chambliss e gli effetti speciali conducono lo spettatore in una realtà utopica dal gusto ultra-tecnologico e allo stesso tempo insaporito dal vintage: macchine volanti, stormi di shuttle e cupole immacolate che farebbero arrossire l’Opera House di Sydney.

Le ambizioni del film non sono ristrette allo sconvolgimento estetico/estasiato del pubblico: vogliono esplodere (letteralmente!) in una trama che blocca i “comuni mortali” sulla poltroncina del cinema fino ai tre/quarti del sci-fi targato Disney. La sceneggiatura di Damon Lindelof, temuto anche dai meno esperti per il finale di Lost, ha arrecato danni non indifferenti a Tomorrowland: cosa è accaduto precisamente in quel posto? Perché Frank Walker ha gettato la lampadina del suo genio lontano da quell’idilliaco spot pubblicitario per menti brillanti?

Nonostante questo, il risultato è una miscela ben riuscita di azione con un finale a prova di lacrimucce e molti quesiti. Stiamo facendo del nostro meglio per migliorare la Terra o ci siamo crogiolati nella televisione del dolore? Un futuro apocalittico, dopotutto, non ci chiede alcuno sforzo. Ma è grazie a idee in apparenza impossibili, all’addomesticazione dello “sconosciuto” e alla voglia di migliorarsi che siamo andati avanti e riusciti a riveder le stelle.


So bene che il film è uscito nelle sale a Maggio (tant’è che sono andata al cinema apposta), ma la recensione è stata scritta per un laboratorio universitario e ho preferito pubblicarla due mesi dopo per evitare eventuali paturnie.

Approfitto di questo spazietto per mostrarvi una chicca: i bambini dentro e fuori possono esplorare Tomorrowland sul sito Take me to Tomorrowland, browser permettendo.

Take_me_to_Tomorrowland
Visto? Tutta gente semplice che non aveva nulla da fare se non bighellonare. Buuuh.

Potete scattarvi un selfie e spiattellare ai vostri follower su FB di essere andati in vacanza in un posto diverso dal solito; scoprire che Walt Disney è una delle menti più geniali del secolo scorso, insieme all’inventore del burro d’arachidi e la prima donna ad aver attraversato l’Oceano Atlantico; rivivere gli scenari del film e scoprire dettagli passati inosservati sul grande schermo, magari mentre si legge la timeline o i trivia sui macchinari della casa di Frank.

Che dite, vogliamo fare due passi nel mondo di domani?

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